La filigrana nascosta nei testi scritti da Claude: come funziona e chi la rimuove
Dal 2 agosto i testi generati da Claude portano un marchio invisibile. Non è un carattere nascosto: sta nelle parole scelte, e questo cambia tutto.
Da qualche settimana i testi che escono dai modelli Claude portano addosso un segno. Non si vede, non si copia via, e chi legge il testo non ha modo di accorgersene. Vale la pena capire cosa sia, perché intorno a questa cosa si è formata parecchia confusione, e perché una parte di quella confusione riguarda chi produce contenuti per lavoro.
Da dove nasce l’obbligo
A luglio 2026 Anthropic ha firmato, insieme a circa 190 altre organizzazioni, il codice di condotta europeo sulla trasparenza dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale. È lo strumento con cui l’Unione europea dà attuazione pratica all’articolo 50 dell’AI Act, la norma che impone di rendere riconoscibili i contenuti prodotti da una macchina.
Dal 2 agosto 2026 quell’obbligo è operativo, e i nuovi modelli Claude immessi sul mercato europeo da quella data marcano il testo che generano. Anthropic ha applicato la marcatura ovunque, non solo in Europa, spiegando di non avere ancora un modo affidabile per limitarla a una regione. I modelli più vecchi la riceveranno nei mesi a venire.
Come è fatto il marchio, e perché non lo trovate
Qui sta la parte che quasi tutti raccontano male.
Quando genera testo, un modello linguistico sceglie una parola alla volta fra molte candidate, e la scelta ha una componente casuale: è il motivo per cui la stessa domanda posta due volte non dà mai la stessa identica risposta. Quella casualità viene da un generatore di numeri casuali.
Anthropic ha sostituito quel generatore con qualcosa che casuale sembra ma non lo è: la scelta viene calcolata a partire da una chiave segreta e dalle parole già scritte. Il testo che ne esce è indistinguibile da prima, con le stesse parole plausibili nelle stesse posizioni. Solo che adesso, avendo la chiave, si può verificare se quella sequenza di scelte è coerente con quelle che Claude avrebbe fatto.
La conseguenza pratica è che il marchio non è un oggetto dentro il testo. Non è un carattere invisibile, non è uno spazio speciale, non è un segno di punteggiatura anomalo. È una proprietà statistica della sequenza di parole. Non lo si può selezionare e cancellare, per lo stesso motivo per cui non si può cancellare l’accento di una persona togliendole delle lettere.
Quanto resiste se il testo lo riscrivete
Questa è la domanda che conta per chi lavora con l’IA, e la risposta di Anthropic è onesta nella sua imprecisione: le modifiche leggere probabilmente non tolgono del tutto il marchio, una riscrittura completa sì.
La zona grigia in mezzo è enorme, ed è esattamente quella in cui sta il lavoro vero. Un testo generato e poi rimaneggiato per un’ora resta marcato? Dipende da quante scelte di parola avete cambiato, e nessuno vi dice quante ne servono. Anthropic ha annunciato che renderà disponibile un’interfaccia per verificare i testi, ma finché non pubblica anche le soglie oltre le quali un testo viene dichiarato marcato, la domanda resta senza una risposta verificabile.
C’è poi il paradosso che l’azienda stessa riconosce: se per togliere il marchio bisogna riscrivere il testo da capo, allora il risultato probabilmente non è più un testo generato dall’IA in nessun senso utile della parola.
Gli strumenti che promettono di toglierlo
Nel giro di pochi giorni dall’annuncio sono comparsi i progetti per rimuoverlo. Decrypt ne ha censiti due in particolare: uno che ripulisce i caratteri Unicode invisibili e poi fa riscrivere il testo a un modello diverso da Claude, un altro molto più seguito che dichiara di togliere anche i marchi C2PA e SynthID dalle immagini, dai PDF e dai documenti Word.
Il dettaglio che smonta metà della categoria è nella prima riga di quella descrizione. Ripulire i caratteri Unicode invisibili non ha niente a che vedere con il marchio di cui stiamo parlando: sono due cose diverse, e la seconda non è fatta di caratteri. Quello che funziona davvero, in quegli strumenti, è la riscrittura con un altro modello, cioè la strada che Anthropic stessa indica come l’unica efficace. Il resto è pulizia di tutt’altro.
Gli autori di quei progetti sostengono, non senza ragione, che un marchio statistico non è una prova affidabile dell’origine di un testo. Ma nessuno può misurare quanto siano efficaci finché il rilevatore non è pubblico.
Cosa c’entra con l’obbligo di dichiarare i contenuti
Conviene tenere separate due cose che vengono continuamente confuse.
La filigrana è un fatto tecnico fra voi e il fornitore del modello: dice che quel testo è uscito da lì. L’obbligo di dichiarare al pubblico che un contenuto è stato generato con l’intelligenza artificiale è un fatto giuridico, riguarda voi e chi vi legge, e vale a prescindere da quale modello avete usato. Ne abbiamo scritto in una guida a parte, sui casi in cui la dichiarazione è dovuta.
Togliere il marchio non vi solleva dall’obbligo, e avere il marchio non lo fa scattare. Sono due piani che si toccano solo in un punto: il giorno in cui qualcuno andrà a verificare se avete dichiarato quello che dovevate, uno strumento per controllarlo comincerà a esistere.
Cosa portarsi a casa
Se producete contenuti con Claude, tre cose valgono la pena di essere sapute. Il testo che ricevete porta un segno che non potete vedere né rimuovere in modo veloce. Riscrivere tutto ovviamente elimina il watermark, ritoccarlo probabilmente no. E gli strumenti che promettono di ripulirlo in un clic, fanno una sola cosa, la più efficace: lo fanno riscrivere ad un altro modello.