Quando l’IA sostituirà i programmatori: tre stime dello stesso gruppo, due anni di distanza
Le mediane dei tre autori dell'AI Futures Project distano più di due anni. Sul dato di partenza, l'accelerazione di oggi, si va da 1,04 a 4 volte.
Le previsioni che pubblichiamo hanno delle caratteristiche: ciascuna riporta l’autore, su quali dati è maturata e qual è la data nella quale si potrà dire se era giusta. Il primo effetto di quella regola arriva oggi. Non è un verdetto, è un aggiornamento.
L’AI Futures Project, il gruppo autore dello scenario AI 2027, ha pubblicato la revisione trimestrale della stima che avevamo registrato ad aprile. Il traguardo è sempre lo stesso, l'”Automated Coder”: il punto in cui un’azienda di IA preferirebbe licenziare tutti i propri ingegneri del software piuttosto che smettere di usare l’IA per scrivere codice.
Cosa si è mosso
La stima si è accorciata ancora. Ad aprile la mediana di Daniel Kokotajlo era passata da fine 2029 a metà 2028; ora si colloca verso la fine del 2027. Eli Lifland ha spostato la sua da luglio 2030 a gennaio 2030. Brendan Halstead entra per la prima volta con una stima formale, gennaio 2029.
Il fatto che salta agli occhi non è lo spostamento. È la distanza fra i tre.
Stesso gruppo, stesso modello, stessi dati: fine 2027, gennaio 2029, gennaio 2030. Fra la prima e l’ultima mediana passano più di due anni. Per un’azienda che deve decidere se assumere adesso o aspettare, quei due anni sono tutto.
Il numero che vale più delle date
Nel documento c’è un dettaglio più utile delle previsioni, che riguarda il presente invece del futuro.
Il metodo nuovo che il gruppo adotta si basa sull'”uplift”, cioè quanto l’IA accelera chi programma, con l’idea che quel valore raddoppi ogni cinque mesi. Tutta la costruzione parte quindi da una misura del presente: di quanto sono più veloci i programmatori oggi.
Quella misura non esiste. Le stime che il documento mette a confronto vanno da 1,04 volte, secondo la misura di METR, a 4 volte, secondo Anthropic. Fra “praticamente nulla” e “il quadruplo”. Gli autori adottano un valore intermedio di 2 e dichiarano il disaccordo.
Va aggiunto quello che il documento non sottolinea: dei due estremi, il più alto arriva da un’azienda che vende lo strumento di cui si misura l’effetto. Non è un motivo per scartarlo, è un motivo per non prenderlo come dato neutro.
Cosa dichiarano di non sapere
Gli stessi autori ammettono cosa non conoscono: quale valore di accelerazione corrisponda davvero al traguardo, se la crescita resti esponenziale o diventi più rapida, se i dati disponibili diventino un collo di bottiglia, e la voce che nessun modello contiene, cioè quello che non si sa di non sapere.
Aggiungono un confronto onesto col proprio lavoro precedente: la realtà sta procedendo fra il 70 e il 90 per cento della velocità che AI 2027 aveva previsto.
Il criterio, scritto allora
Ad aprile avevamo registrato la loro stima con una scadenza e un criterio. Il criterio resta quello, e questo aggiornamento non lo tocca: si giudica alla data, non a metà strada.
Quello che si può già annotare nel registro è di altro tipo, e riguarda loro come previsori: hanno corretto la stima in una sola direzione, sempre verso l’anticipo, tre volte di fila. Può voler dire che leggono bene un’accelerazione reale. Può voler dire che il modello ha un pregiudizio verso l’anticipo. La differenza fra le due ipotesi si vedrà alla scadenza.