Otto previsioni sull’IA e le date per verificarle
Apriamo una rubrica sul futuro dell'IA con una regola sola: ogni previsione esce con chi l'ha fatta, su quali dati e quando si potrà verificare.
Sul futuro dell’intelligenza artificiale si pubblica una previsione ogni giorno. Quasi nessuna viene mai ricontrollata: passano i mesi, la data scivola via, chi l’aveva fatta è già alla previsione successiva. Il risultato è che nel settore si può dire qualunque cosa senza pagarne il prezzo.
Con questo post apriamo una rubrica che prova a fare il contrario. La regola è una sola: ogni previsione che registriamo esce con chi l’ha fatta, su quali dati e la data in cui si potrà dire se era giusta. Insieme alla data scriviamo il criterio con cui la giudicheremo. Adesso, non a scadenza avvenuta: un criterio deciso il giorno del verdetto è il modo più elegante per dare ragione a chiunque, compresi noi stessi.
Le prime otto voci vengono da tre soggetti che prevedono in modi diversi: la differenza conta più del contenuto.
Chi lavora con gli strumenti
La prima voce è Simon Willison, fra le persone che hanno creato Django, che analizza questi strumenti usandoli tutti i giorni. L’8 gennaio ha messo per iscritto le previsioni portate a un podcast, dichiarando gli orizzonti: uno, tre e sei anni.
Entro fine 2026: diventerà impossibile sostenere che gli LLM scrivano codice scadente; si risolverà il problema di eseguire codice altrui senza rischiare la propria macchina; arriverà un “disastro del Challenger” per la sicurezza degli agenti di codifica, cioè un incidente grave e pubblico causato dall’abitudine a farli lavorare senza limiti.
Entro fine 2028: si saprà se abbattere il costo di produrre codice moltiplica il lavoro invece di cancellarlo. Entro fine 2031: nessuno sarà più pagato per il solo atto di digitare codice.
Su quella del disastro l’autore fa una precisazione che gli fa onore: ripete la stessa previsione ogni sei mesi e finora non si è mai avverata. È il tipo di onestà che una previsione registrata rende visibile e una previsione dimenticata no.
Chi prevede di mestiere
La seconda voce è l’AI Futures Project, il gruppo di Daniel Kokotajlo, Eli Lifland e Brendan Halstead, autori dello scenario AI 2027. Qui non c’è un’opinione ma un modello, aggiornato ogni trimestre.
Ad aprile la loro stima mediana per l'”Automated Coder” è passata da fine 2029 a metà 2028. È un traguardo definito in modo secco: il punto in cui un’azienda di IA preferirebbe licenziare tutti i propri ingegneri del software piuttosto che smettere di usare l’IA per scrivere codice.
Il perché dello spostamento è la parte utile: hanno rivisto il tempo di raddoppio della curva METR, la misura di quanto sono lunghi i compiti che un modello porta a termine da solo, da 5,5 mesi a circa 4. Una previsione che dichiara il parametro da cui dipende è una previsione che si può contestare nel merito, e questo la mette in un’altra categoria rispetto a “l’AGI arriva nel 2027”.
Nel febbraio 2026 lo stesso gruppo ha pubblicato la pagella delle proprie previsioni per il 2025. È esattamente la cosa che qui vogliamo fare per gli altri. Vale la pena dire che qualcuno la fa già su di sé.
Chi vende lo strumento
La terza voce è un produttore. Va trattata come tale. Anthropic sostiene che la modalità automatica di Claude Code regga agli attacchi al punto da poter diventare l’impostazione predefinita, portando numeri a sostegno. I numeri sono suoi, le verifiche esterne che cita sono commissionate da lei. La scelta era già presa quando li ha pubblicati.
Non è un motivo per ignorarla: è una previsione verificabile, quindi entra nel registro. Scadenza a sei mesi, criterio scritto adesso: entro febbraio 2027 deve essere uscita una verifica indipendente che conferma quei numeri, e non deve risultare un attacco riuscito. Le due cose si registrano separate, perché una verifica che manca non è una smentita.
Perché queste e non le più clamorose
Nessuna di queste è la previsione che fa più rumore. Sono previsioni cadenti: hanno una data e un modo di essere smentite. Le più clamorose quasi mai ne hanno: si possono ripetere all’infinito senza mai sbagliare.
Le tre categorie servono anche a un’altra cosa. Un praticante sbaglia in un modo, un gruppo di previsione in un altro, un produttore in un terzo. I loro errori non sono intercambiabili. Tenendo il conto per qualche anno si impara meno su cosa succederà e molto su di chi fidarsi, che è un’informazione più utile e che nessuno raccoglie.
Il consuntivo
La parte che rende utile tutto il resto arriva dopo. A ogni scadenza pubblichiamo il consuntivo: si riaprono le previsioni scadute, si applica il criterio scritto allora, si dice come è andata. Il primo cade a fine 2026 con le tre a un anno, il secondo a febbraio 2027.
È un contenuto che può scrivere solo chi le ha registrate quando sono state fatte. Per questo cominciamo adesso.