Un AirTag scopre dove finiscono i libri rari: Amazon li distrugge per addestrare l’IA
Un libraio nasconde un localizzatore in un volume raro. Il pacco finisce in un magazzino di Las Vegas dove i libri vengono tagliati e scansionati.
Da circa un anno i librai che vendono libri usati e antichi si scambiano lo stesso sospetto: qualcuno compra grosse partite di volumi senza discutere il prezzo, e nessuno sa chi sia. A luglio uno di loro ha ricevuto un ordine di circa mille libri su Biblio, uno dei mercati online dove le librerie indipendenti vendono il loro fondo. Prima di spedirlo, ha nascosto in un volume un AirTag, il localizzatore Bluetooth di Apple.
Il 17 agosto 404 Media ha pubblicato dove è finito: un magazzino Amazon di Las Vegas, nel settore di una squadra interna che riceve grandi partite di libri stampati, ne taglia via la rilegatura per scansionare le pagine più in fretta e nel farlo distrugge la copia di carta. Il logo di quella squadra, sulla porta, è un dinosauro che tiene un libro fra i denti.
Amazon non ha commentato i risultati dell’inchiesta. Si è limitata a ripetere una frase che non nomina l’addestramento: compra libri attraverso canali commerciali per sviluppare e migliorare i prodotti e i servizi che i clienti usano.
Come si sceglie quali libri comprare
Nei forum in cui si scambiano informazioni, i dipendenti di quel magazzino hanno raccontato due cose utili a capire il meccanismo.
La prima è che vengono addestrati a leggere il codice a barre o l’ISBN, il codice che identifica ogni edizione pubblicata, prima di passare alla scansione. È il dettaglio che dà sostanza a una teoria che i librai facevano da soli: chi compra non sta cercando un titolo in particolare, sta lavorando su una lista, con l’obiettivo di coprire quanti più codici possibile.
La seconda è che all’inizio dell’anno i libri erano finiti. La fornitura si è esaurita del tutto e nel magazzino si è temuto che chiudesse. Non è successo, e gli ordini sono ripartiti.
Coerentemente con quella logica, i volumi acquistati non sono le prime edizioni di pregio che valgono cifre alte. Sono libri vecchi di scarso valore economico: testi mai tradotti da lingue oggi poco diffuse, opere che non hanno mai avuto una distribuzione ampia. Rari nel senso che ne esistono poche copie, non nel senso che qualcuno se li contende.
Perché distruggerli invece di rivenderli
Questa è la domanda che rende la storia interessante anche per chi non colleziona libri, e la risposta sta in una sentenza.
Nel giugno 2025 il giudice federale William Alsup ha deciso il caso Bartz contro Anthropic, negli Stati Uniti. La parte che conta qui: comprare libri di carta legalmente, digitalizzarli e usare il testo per addestrare un modello è stato ritenuto un uso lecito, e il ragionamento si appoggia proprio sul fatto che la copia digitale sostituisce l’originale. L’azienda aveva comprato le copie, le aveva distrutte nella scansione, e alla fine ne aveva una sola. Sulla parte diversa della causa, cioè i milioni di libri presi da archivi pirata, Anthropic ha invece chiuso con un accordo da 1,5 miliardi di dollari.
Da lì esce un incentivo preciso. Se conservi il libro dopo averlo scansionato hai due copie, e la difesa basata sul cambio di formato si indebolisce. Se lo distruggi, ne hai una. La distruzione non è uno spreco a cui nessuno ha pensato: è la parte del processo che rende il resto difendibile in tribunale.
Vale la pena aggiungere che questo ragionamento vive nel diritto statunitense. In Europa la questione si pone in altri termini, perché l’estrazione di testo e dati da opere protette è ammessa a condizione che il titolare non abbia riservato i propri diritti, e la riserva vale a prescindere da quante copie fisiche esistano.
Chi dice di non farlo
Nel raccontare la vicenda, Ars Technica ricorda che Anthropic e xAI hanno dichiarato pubblicamente di non addestrare i propri modelli su libri rari o antichi. È una dichiarazione, non una verifica: nessuno controlla dall’esterno i dati di addestramento di un modello commerciale, e le aziende li tengono riservati proprio perché sono uno dei pochi vantaggi che restano difficili da copiare.
Cosa portarsi a casa
Il primo punto riguarda il modo in cui si è saputo. Non c’è stato un documento interno, un pentito o un’ispezione. C’è stato un localizzatore da trenta euro dentro un pacco, ed è bastato perché una pratica industriale su cui esistevano solo sospetti diventasse un fatto con un indirizzo.
Il secondo riguarda chi lavora con questi strumenti. Quando si discute di dati di addestramento si pensa quasi sempre a pagine web e a materiale già digitale. Qui si vede l’altra metà: c’è una filiera fisica, con magazzini, turni e fornitori, che esiste perché il testo già disponibile in rete non basta più. La scarsità è arrivata al punto che un magazzino ha rischiato di fermarsi per mancanza di libri da tagliare.
Il terzo è il costo che nessuno mette a bilancio. Alcuni di quei volumi esistevano in poche copie, e una di quelle copie adesso non esiste più. Quello che il modello ne ha ricavato è il testo. Tutto il resto, che per una biblioteca è la ragione per cui un’edizione si conserva, non era nella lista.