Notizie 24 Agosto 20264 min di lettura

ChatGPT registra clic e tasti premuti sul Mac: in Europa la funzione non c’è

Dal 13 agosto l'app ChatGPT per Mac può registrare clic, tasti e cambi di finestra per ricordare come lavorate. In Europa non è disponibile.

Il 13 agosto 2026 l’applicazione ChatGPT per Mac ha aggiunto una funzione chiamata Computer History, cronologia del computer. Quando è accesa registra quello che fate mentre lavorate e lo trasforma in una memoria che l’assistente può consultare nelle conversazioni successive: cosa avevate aperto stamattina, qual è stato l’ultimo documento che avete modificato, come avete passato la giornata. Di suo è spenta, e in Europa per ora non si può nemmeno accendere.

Cosa registra, e cosa no

La funzione non fa fotografie dello schermo. Raccoglie eventi: i clic, i tasti premuti, le scorciatoie da tastiera, il passaggio da un’applicazione all’altra e le informazioni che macOS mette a disposizione attraverso le funzioni di accessibilità, cioè lo stesso canale da cui un lettore di schermo ricava a voce il contenuto delle finestre aperte. Restano fuori le schermate, le registrazioni video, il microfono e l’audio di sistema. Resta fuori anche la navigazione in incognito, e si possono escludere singole applicazioni e singoli siti.

Gli eventi grezzi si fermano sul Mac per un massimo di 48 ore, dentro il contenitore dell’applicazione. Quello che sopravvive sono le memorie: file di testo che l’assistente scrive per sé riassumendo l’attività, salvati in chiaro sul computer e destinati a restare finché non li cancellate a mano. È la parte che conta, perché è quella che poi entra nelle conversazioni. Le indicazioni su cosa viene raccolto e su dove finisce sono nella documentazione di OpenAI, che precisa anche una cosa da leggere con attenzione: gli eventi non vengono conservati dopo l’elaborazione, ma le memorie usate nelle conversazioni successive seguono le impostazioni generali dell’account, comprese quelle sull’uso dei dati per migliorare i modelli.

A cosa serve, secondo chi l’ha fatta

Gli esempi che accompagnano il lancio sono quelli di una segretaria che ha visto tutto: chiedere a che punto eravate prima dell’interruzione, ritrovare un documento di cui non ricordate il nome, sapere se era già stato condiviso con qualcuno, farsi riassumere la mattinata. C’è anche un secondo uso, meno immediato: quando l’assistente riconosce una sequenza di operazioni che ripetete spesso, propone di trasformarla in una procedura automatica. La stessa cronologia è consultabile da Codex, lo strumento di OpenAI per scrivere codice.

Prima c’era Chronicle, e faceva le schermate

Ad aprile 2026 la stessa app aveva provato una funzione sperimentale chiamata Chronicle, che per dare contesto all’assistente si appoggiava alle schermate dello schermo. Computer History ne prende il posto cambiando metodo: niente immagini, solo eventi. È il punto su cui OpenAI ha insistito di più, e si capisce perché. Il paragone naturale è con Recall, la funzione con cui Microsoft nel 2024 aveva proposto di fotografare periodicamente il desktop di Windows per poi renderlo ricercabile: fu accolta così male da essere ritirata, riscritta e reintrodotta come opzione da attivare a mano.

Rinunciare alle immagini riduce la superficie del problema, non lo elimina. Un registro di tasti premuti e di finestre aperte resta il diario di come lavorate, e su un computer di lavoro contiene per forza qualcosa che riguarda altre persone: i nomi dei clienti, gli oggetti delle email, i documenti su cui state intervenendo.

Chi può usarla, e chi no

Serve l’app per macOS: su Windows non c’è, e non passa dalle API. È riservata ai piani Pro, Business ed Enterprise, e richiede che siano attive le memorie. Sui piani aziendali l’ordine è doppio: prima un amministratore deve abilitare la funzione per l’area di lavoro, poi ogni persona deve accenderla per conto suo. Nessuno se la ritrova attiva senza averla scelta.

In Italia il discorso finisce prima: la funzione non è offerta nello Spazio economico europeo, in Svizzera e nel Regno Unito. OpenAI non spiega il motivo dell’esclusione, che però ricalca uno schema ormai riconoscibile, lo stesso della pubblicità dentro ChatGPT, arrivata in cinque paesi e non qui. Per chi lavora in Italia la conseguenza pratica è che non c’è niente da decidere, per ora. Vale la pena saperlo lo stesso per due motivi: perché il collega o il fornitore che lavora dagli Stati Uniti può averla accesa mentre condivide lo schermo con voi, e perché la direzione in cui si muovono gli assistenti è questa. Non più uno strumento a cui si chiede una cosa alla volta, ma un programma che sta aperto accanto al lavoro e prende appunti.

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